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| | |  | Genova agli inizi del XIII sec. corona un sogno cullato a lungo nel cassetto, quello di impossessarsi del Ponente di Liguria. Un sogno che si avverò comperando dai feudatari del luogo sia che fossero religiosi i laici l’unico scoglio duro fu la Contea di Ventimiglia, che oppose una storica resistenza. Come ringraziamento gli insabbiarono il porto. In verità Genova voleva avere il monopolio “assoluto” della navigazione da Porto Venere a Monaco. Già dagli anni 1199 e 1200 aveva costretto a firmare patti umilianti chiamati “convenzioni” che impedivano di fatto il commercio nel Mediterraneo verso la Spagna, Corsica e Sardegna, in poco parole era libero il piccolo cabotaggio. Il primo a cadere nella brace fu il Feudo di Sanremo, Valle Armea e Ceriana. Donato dai Bizantini alla Vescovo di Genova, (e, dopo il 1133 arcivescovo), da questi venduto alla famiglie ghibellini Genovesi dei Oberto Doria e de Giorgio de Mari. Il 30 gennaio 1297 e da questi venduti alla Repubblica Genovese. Fu una grande porcata, visto che l’arcivescovo di Genova non era l’unico proprietario, l’altra metà erano gli stessi cittadini sanremesi che si erano autoriscattati. La disputa si concluse con la Rivoluzione Sanremasca del 1753. L’ultimo osso duro fu la contea di Ventimiglia, Genova lotto per due secoli e la ebbe vinta. Nel frattempo la contea di Ventimiglia fu divisa in quattro contee e vennero fagocitate nella Repubblica di Genova. La Contea di Badalucco a Capo di Oberto I di Badalucco, comprendeva: Arma di Taggia, Bussana, Badalucco e Montalto, Triora e Molini, Carpasio, Baiardo e Tavole. Fu venduta in due tempi. Nel 1228 e nel 1261. Non solo contenti di reprimere sollevazione contro Genova o alimentarle contro i feudatari. I marchesi di Clavesana il 1 giugno 1228 decisero di vendere tutti i loro castelli, beni e diritti su Taggia, Porto Maurizio, Castellaro, Dolcedo e valli dipendenti. La situazione dunque all’inizio del XIV è la seguente: già istinti i feudi ecclesiastici di Sanremo-Ceriana, di Villareggiai, d’Oneglia, quelli dei Ventimiglia e Clavesana Genova è signora assoluta del Ponente di Liguria. La Repubblica di Genova codifico ex novo un gruppo di norme amministrative-giudiziarie che in nuce regolavano la vita interna dei paesi. La prima struttura che instaurò furono le Podesterie, piccole provincie a cui a capo era il podestà che rappresentava il governo di Genova. Nella Valle Argentina c’erano due podesterie: quella di Triora (appartenevano i paesi dell’ex contea di Badalucco) e quella di Taggia ( Bussana, Arma, Riva). La città di Taggia dal 1272 la giustizia fu amministrata da un podestà, con incarico annuale. In verità il podestà presiedeva e controllava l’amministrazione comunale, il potere giudiziario, era la persona che era più controllata dalla legge affinché non venisse meno ai suoi impegni. La carica durava un anno, non veniva subito rieletto e apparteneva, quasi sempre da una delle ponenti famiglie genovesi. Il mantenimento gravava sul comune, se il comune era piccolo ci pensavano i consoli locali, ma con meno poteri. Per quanto riguarda le leggi furono codificati i vecchi statuti. Quelli di Taggia sono i meglio formulati del Ponente. Genova con gli statuti pose il sigillo del possesso del Ponente che perdurò sino alla Rivoluzione Francese. Lo statuto ci offre un quadro delle autorità comunali che amministrano la giustizia e regolano la vita cittadina. Un capitolo è dedicato alla “Sequella”. Genova nell’atti degli acquisti o dopo ribellioni imponeva i cittadini a firmare queste convenzioni. Interessanti sono quelle giunte a noi della Podesteria di Triora, ci elencate molti degli attuali cognomi compreso il mio: Oliva. Il termine “sequella e sequimentum” lo troviamo negli Statuti di Diano con il significato di appartenza ad un gruppo, tipo gli “alberghi e compagne” di Genova o “parentelle” di Badalucco, ne deriva che prenda anche il significa di “lavoro svolto gratis” da un gruppo di cittadini appartenenti a tali gruppi. Il significato citato negli Statuti di Taggia, è il giuramento solennemente che emette ogni straniero che decide si diventare cittadino di Taggia. Con questo giuramento tranquillizzava non solo il comune di Taggia, ma anche il Governo Genovese. È una tradizione, visto l’alto numero di stranieri che chiedono la cittadinanza italiana di rispolverarlo in modo solenne. Te Altissimum Benedictum Jesum Adoremus (Tabya) Luì Cerìn.
Sequella 2004, chi si vede, il vostro amato Luì Cerin per il Rione Santa Lucia
Taggia, con cerimonia della “Sequella” che si svolgerà il 20 di dicembre, alla ore 21, vuole ringraziare pubblicamente le persone che si sono distinte nel sociale e nel volontariato. La cerimonia di consegna organizzata dal Comitato dei Festeggiamenti di San Benedetto, presieduto da Tommaso Arnaldi, si svolgerà non in un teatro, ma secondo le antiche tradizioni medievali, nel maestoso Oratorio Confraternita della S.S. Trinità. La Banda Anfossi di Taggia animerà con musiche prese dal repertorio di tutti i tempi, i vari interventi dei politici e persone illustre. E’ annunciata la presenza del Vescovo di Sanremo, Alberto Maria Carreggio. Tre sequele assegnate dal Comitato Festeggiamenti di San Benedetto verranno svelate soltanto la sera della premiazione. Le Sequele assegnate ai vari rioni ecco i festeggiati: Raffaella Asdente (Piazza Nuova. Giorgio Leone (Orso), Graziano Regazzoni (Parasio), Coniugi Pino (pozzo), Gianfranco Lanteri (Ciaxo), Luigi Costanzo Oliva (Santa Lucia), Associazione Culturale Teatro del Banchero (Pantano). Sequele alla memoria: Umberto napoli (San Sebastiano), Arrigo Secchi (trinità,), Grazia Ciottariello (San Dalmazzo), Gianni Parodi ( Confrarie).
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